Ingaggiata in un cartello all'ECF che aveva come tema «La voce» a partire dall'Opera Wozzeck, incontrai allora, per la prima volta, in musica, un ostacolo di rilievo, una rottura, dovuta alla tecnica atonale.
Mentre in precedenza ero sensibilizzata alla musica classica e al canto che ricerca la bellezza dell'equilibrio, la perfezione della melodia e dell'armonia, questo lavoro sulla voce attraverso l'ascolto dell'Opera Wozzeck mise in discussione il mio rapporto con la musica, scardinando la mia modalità di ascolto per lasciare al suo posto un vuoto.
Fu uno shock! Nessun piacere! Inoltre, l'impossibilità di ascoltare quest'opera senza il supporto del testo si impose a tal punto che non c'era modo di ascoltarne il canto senza la lettura de l'Avant-scène in contemporanea. È così che, in un momento preciso, la musica atonale venne a interrogare il mio mondo.
Ne La cosa freudiana, Lacan situa Vienna in un momento particolare per la psicoanalisi, momento in cui la voce di Freud parte per l'America. È sempre verso il 1913 che si situa la messa in scena dell'Opera Wozzeck da parte di Alban Berg. Sono anni segnati da quella che viene chiamata la Seconda scuola di Vienna con Arnold Schönberg, Alban Berg e Anton Webern.
È il momento della tecnica del serialismo che permette di comporre opere atonali: "Senza il sostegno della tonalità, mi trovavo davanti a un compito del tutto nuovo, almeno armonicamente parlando", dice A. Berg nell'Avant-Scène Opéra, n° 36. Büchner, morto a ventiquattro anni, lascia la sua ultima opera teatrale Woyzeck incompiuta. Era redatta senza tagli, senza silenzi che permettessero un respiro. La temporalità viene introdotta scandendo la pièce, in una giornata che comprende tre atti, e la messa in scena è realizzata da A. Berg.
Questa prima esperienza, sebbene difficile, ebbe effetti positivi di apertura, poiché, grazie allo svuotamento operato, si produssero altri eventi nell'ascolto della musica atonale, dando un altro posto al silenzio.
[1] 1 J. Lacan, La cosa freudiana [1972], in Scritti, Einaudi, Torino, Einaudi 1974, p. 391: "In questi giorni in cui Vienna, col farsi sentire di nuovo attraverso la voce dell'Opera".


