Lacan ha concettualizzato la voce come oggetto a: non un veicolo di significato, ma un residuo del reale, sganciato dalla significazione. Jacques-Alain Miller lo articola quando scrive che la musica e l'ascolto funzionano "[…] per far tacere ciò che merita di essere chiamato la voce come oggetto a"1. La musica opera quindi come uno schermo, coprendo la dimensione invasiva della voce mentre ne attesta simultaneamente la presenza.
Breaking the Waves2 (Le onde del destino) di Lars von Trier offre una sorprendente illustrazione clinica di questa logica. Nel corso del film, per Bess la voce decisiva non è quella che si sente esternamente, ma quella che appare nei suoi dialoghi con Dio. Lì emergono i suoi monologhi interiori, duri, accusatori e spietati, che sovrastano tutte le voci circostanti, sia quelle della comunità religiosa che quelle delle ingiunzioni morali. Questa voce interiore, incarnata in modo orribile nelle richieste perverse di suo marito Jan, spinge il suo corpo verso il sacrificio e l'autodistruzione: il godimento sotto forma di voce invocante dell'amore, che chiama, comanda ed esige obbedienza.
Nella scena finale, dopo la morte di Bess, il cielo si riempie di campane, campane di una chiesa che prima non ne aveva a causa di un esplicito divieto religioso, fatto che Bess stessa lamenta. Questo divieto è esemplificativo del Nome-del-Padre locale, che regola la musica, la gioia e l'espressione. Offrendo il proprio corpo e, alla fine, la propria vita affinché Jan possa vivere, Bess compie un passaggio al di là di questa legge paterna. Il suono delle campane non è segno di riconciliazione con la Chiesa, ma piuttosto del crollo della sua autorità, proprio come la figura di Antigone.
Eppure, le campane, insieme alla Siciliana di Bach che si sente durante i titoli di coda3, non riescono a mascherare l'orrore che le precede. Anche se Jan è miracolosamente guarito, Bess è morta, avendo pagato con la vita la sua sopravvivenza. Questo miracolo, la costruzione cinematografica di von Trier di un rapporto sessuale inesistente, rimane poco convincente come soluzione armonizzante volta a velare la realtà del suo sacrificio.
Von Trier, un regista che ha sofferto di grave depressione4 e che ha scoperto dalla madre in punto di morte che l'uomo che credeva essere suo padre non lo era, mette ripetutamente in scena figure di sacrificio femminile intrecciate con la morte (Dancer in the Dark, Dogville, Melancholia, Nymphomaniac, Antichrist). Ancora e ancora, l'amore appare legato alla distruzione.
Di fronte a questa soluzione devastante dell'amore, una figura estrema di devastazione femminile, la psicoanalisi offre un'altra risposta al non rapporto: una risposta che non annienta il soggetto, ma trova nel respiro, nel silenzio e nel suono un modo per vivere piuttosto che per morire. Forse nella direzione delle ultime parole di Bess: "Forse mi sbagliavo, dopotutto". Ogni soggetto è responsabile delle proprie scelte. Seguendo questo percorso, ho stampato lo spartito della Siciliana e ho iniziato a imparare a suonare la tromba.
[1] J.-A. Miller, Jacques Lacan e la voce, in La Psicoanalisi, n. 46, Astrolabio, Roma 2009, p. 189.
[2] Breaking the Waves (Le onde del destino), dir. Lars Von Trier, L. Zentropa, 1996.
[3] J. S. Bach, (compositore), Siciliana, performance by Kristian Steenstrup and Carl Ulrik Munk-Andersen sui titoli di coda di Breaking the Waves. Disponibile online: YouTube.com.
[4] Si consulti il seguente indirizzo: Wikipedia.


