"Che si dica resta dimenticato dietro
ciò che si dice in ciò che si intende"1.
Jacques Lacan, Lo Stordito

Prendendo come punto di riferimento La voix, aphone2 di Jacques-Alain Miller, e l'ascolto del Canone a 16 all'unisono di Andrea Basili (1705-1777)3, proponiamo di partire dal nostro esergo e vedere come il canto d'insieme tenda a trattare "l'incompatibilità del desiderio con la parola"4 – infatti cantare non è parlare – e quindi come nel gioco della sostituzione, ciò che si canta non rimanga necessariamente dimenticato dietro ciò che si canta in ciò che si intende.
Il canone è la forma più rigorosa di imitazione polifonica, la più semplice, poiché vi è un'unica linea melodica che si ripete con entrate differite di ciascuna voce, da cui la scelta di questo brano come preliminare.
Riprendiamo il matema di Miller5:
– la E dell'enunciazione, il che si dica, il che si canti
– la e dell'enunciato, il ciò che si dice, il ciò che si canta
– ed ε, il ciò che si intende.
In un canone, la e dell'enunciato vale anche per l'esposizione: è la presentazione allo stato puro della linea melodica portatrice di un enunciato carico di significato. Poi, entrata dopo entrata, la materia sonora si arricchisce e le parole svaniscono per lasciare spazio a significanti che si mescolano o si scontrano tra loro. Lo sviluppo della linea melodica moltiplicata abbandona il "parola per parola" dell'esposizione e concentra il vocalizzo su una vocale che allunga la sillaba al punto tale da dimenticarsi della parola, come se la vocalizzazione avesse una vita propria che si libera dall'enunciato – il librarsi di E che si stacca dalla e in ε.
Se ogni cantante tiene la propria linea, l'omogeneità del coro risiede nell'imitazione della conduzione della frase, dove ogni timbro fa sentire il proprio ingresso prima di immergersi nella massa dove non è il senso che canta. Così, "[l]a voce emerge come tale quando il significato che veicola risulta alleggerito"6. E che si canti, grazie al linguaggio musicale che nella sua scrittura va oltre l'enunciato e alla tecnica vocale che mira solo alla "pura enunciazione"7, riesce a farsi intendere, quasi istantaneamente.

[1] J. Lacan, Lo Stordito[1972], in Altri scritti, Einaudi, Torino 2020, p. 445.
[2] J.-A. Miller, La voix, aphone, in La Cause du désir, Hors-Série, numero digitale.
[3] Les Métaboles, Canone a 16 all'unisono (live), ascoltabile al seguente indirizzo: https://youtu.be/FGWZizyfT8w?si=148E5KZ8mye8ymBF.
[4] J.-A. Miller, La voix, aphone, cit., p. 129.
[5] Ivi, p. 130.
[6] Ivi, p. 131.
[7] Ivi, p. 133.

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